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…è tutta una questione di fiducia…
Domanda, offerta e… reputazione
Chissà quante volte avete sentito la frase “Cerca su Internet, ormai trovi tutto!”, o magari voi stessi l’avete pronunciata in più di un’occasione.
In effetti è cosi.
Giunti a questa semplice conclusione, l’argomento che ci interessa approfondire si sposta quindi su un duplice livello.
Innanzitutto la ricerca su Internet, con tutto quello che ne concerne: motori di ricerca, posizionamento, SEO, web-marketing…ma non è questa la sede.
Spostiamoci invece sull’altro livello della ricerca: una volta trovato quello che stiamo cercando, come facciamo poi a verificarne l’attendibilità, l’affidabilità?
In altre parole, come faccio a fidarmi?
In certi casi siamo agevolati in questo processo di analisi e decisione.
Facciamo un esempio: e-bay.
Cerco una polo della “Reputazioneweb.org” (…marchio destinato a diventare in breve tempo un vero e proprio fenomeno di culto… ^_^), la trovo, mi piace, il prezzo è accettabile, vado immediatamente a controllare il rating del venditore.
Se ha il 100% dei feedback positivi, procedo tranquillo con l’acquisto.
La reputazione di quel venditore, che esso stesso si è costruito in decine o centinaia di transazioni su e-bay, mi assicura con ragionevole certezza che il mio acquisto mi lascerà soddisfatto.
Ma quando non ho questo tipo di supporto?
Quando cerco un idraulico o un imbianchino? Chi mi garantisce che lavorano bene? Dove trovo commenti o recensioni su come lavorano?
Sta cambiando (in parte è già cambiato) il modo di fare business.
La base della compravendita di beni/servizi, ovvero l’incontro tra domanda e offerta, si realizza in nuovi modi.
Prima era sufficiente che le due variabili chiave (prezzo e quantità) dei due attori coinvolti (venditore e acquirente) arrivassero a coincidere.
Ora esiste una terza variabile fondamentale. Che a differenza delle altre due è “intangibile”.
La reputazione, che sempre più sarà l’elemento discriminante per far si che le due curve, domanda e offerta, arrivino ad incrociarsi.
Tornando all’esempio di prima, se cerco 10 t-shirt della “Reputazioneweb.org” per la mia squadra di calcetto, e sono disposto a spendere 15 euro max cadauna, e il venditore le ha disponibili in quella quantità e a quel prezzo ma ha una % di feedback positivi del 50%, non credo proprio che procederò all’acquisto.
Secondo Adam Arvidsson, sociologo danese che potete leggere su www.ethicaleconomy.com, “la prossima economia sarà un’economia etica non più basata sul lavoro, come è stata l’ultima economia capitalistica, ma sull’abilità di costruire relazioni sociali eticamente significative”….niente male come cambiamento!
Sempre Arvidsson tempo fa raccontava di progetti pilota in ambito “ethical economy”, nei quali gli stakeholders delle aziende coinvolte fornivano una serie di punteggi per costruire un indicatore globale del “valore etico-sociale” di quell’azienda.
Un vero e proprio indicatore di performance, alla stregua del ROI o della Customer Satisfaction o del Lead time.
Ma ritornando agli idraulici, agli imbianchini e alle baby sitter, ma anche agli avvocati e ai commercialisti…date un’occhiata qui:
Di tutt’altro genere è www.couchsurfing.org, sito per chi desidera viaggiare low-cost.
Un sistema di rating assegna dei punti reputazione che ti consentono di trovare un divano su cui riposare durante un viaggio….
Se conoscete altri siti di pubblica utilità, che possano supportare nelle decisioni di scelta e acquisto di un bene o un servizio, segnalateceli!
Immagine virtuale e reputazione professionale
Vita reale e vita virtuale: è sempre una questione di Reputazione
Verso la fine dello scorso anno, Microsoft ha condotto una ricerca relativa alla reputazione sul web e alle sue implicazioni sulla nostra vita privata e professionale.
Sono stati coinvolti più di 1.000 operatori del settore Human Resources e altrettanti lavoratori, scelti in diversi paesi del mondo (USA, Francia, Germania e UK).
Sebbene attualmente il campo della “private web reputation” (per distinguerla dalla “brand reputation”, propria delle aziende) sia forse ancora agli albori o poco più, secondo certi esperti del settori sarà solo una questione di tempo (10-15 anni) ma poi si arriverà addirittura alla definizione di un punteggio che verrà utilizzato per valutare la nostra reputazione virtuale, quella che per intenderci noi stessi ci costruiamo ogni giorno frequentando le Rete.
Tornando allo studio condotto da Microsoft, emerge che sempre più Società di recruitment (anche dietro precisa richiesta delle aziende loro clienti) stanno tenendo in sempre maggior considerazione la web reputation dei candidati che vengono sottoposti ad un processo di selezione.
Cosi accade sempre più frequentemente che una Società di Selezione del personale si preoccupi di andare a controllare il profilo di un candidato su Facebook, su Linkedin, su Twitter. Si tratta di controlli anche approfonditi e, fermo restando il fatto che non sempre ciò che si trova sul web corrisponde automaticamente a verità (e fortunatamente di questo vi è consapevolezza), è però altrettanto vero che le informazioni che si trovano hanno sicuramente un certo peso e possono influenzare il pensiero del lettore, in questo caso un lettore molto interessato come può essere un recruiter.
Dal punto di vista dei candidati, traspare una certa preoccupazione per quanto concerne la loro immagine virtuale. Truffe, diffamazioni, foto galeotte, sono tutte minacce concrete e potenziali pericoli per la web reputation. La prima contromisura che viene adottata consiste nel cercare di tenere il più possibile separate identità professionale e immagine online, anche se in modo superficiale e non strutturato.
Come abbiamo già avuto modo di dire, dalla ricerca condotta emerge un dato secondo noi impressionante: sono più del 70% i selezionatori di personale e i responsabili HR negli USA che affermano di controllare già oggi le informazioni disponibili sul web durante un processo di valutazione di una candidatura.
E, non ci stancheremo mai di ripeterlo, le tracce digitali che lasciamo quotidianamente in Rete sono indelebili. A meno di interventi ad hoc da parte di specialisti del settore. Sempre che non sia troppo tardi.
Buona reputazione a tutti.
Social media marketing per le aziende
L’importanza dei social media per le aziende.
Da un po’ di tempo gira sul web un documento intitolato “What the F**K is social media” (di Marta Z. Kagan) che, forse grazie al nome provocatorio, è diventato abbastanza popolare.
Visto che i contenuti sono effettivamente interessanti e chiariscono molto bene l’importanza dei Social Media per la comunicazione aziendale, l’abbiamo tradotto e messo su DocStoc.
Lo trovate qui: L’importanza dei Social Media per le aziende.
Quale ruolo per il Reputation Manager
A cosa servirà un Reputation Manager? E a chi?
Nell’epoca del Grande Fratello (quello di Orwell per intendersi, non il reality), dove le informazioni da tv e carta stampata arrivano nella quasi totalità dei casi filtrate, drogate, annacquate e “aggiustate”, dove può capitare che qualche mattina ti svegli e una voce dentro di te chiede: “Oggi, Neo, pillola rossa o pillola blu?”, Internet è l’ultimo baluardo dell’informazione libera, ed è destinata a diventare il terrore dei “furbetti di quartiere”, siano essi persone fisiche o aziende vere e proprie.
Sempre più spesso, oggi, il web riveste un ruolo importante nell’influenzare se non addirittura condizionare le scelte di molte categorie di consumatori, non solo giovani o giovanissimi, ma anche adulti desiderosi di avere riscontri attendibili e “consigli per gli acquisti” imparziali.
Come abbiamo già avuto modo di dire in uno dei nostri articoli, “Il web annulla i rapporti di forza. Su internet tutti possiamo essere dei Davide in grado di abbattere un Golia”. Questo significa che le opinioni dei consumatori, di chi ha provato, sperimentato, testato un prodotto o un servizio, sono in grado di decretare il successo o il fallimento di un’iniziativa commerciale come e più di una campagna pubblicitaria.
Pensate alla grande utilità che può avere un sito come Turisti per caso per chi deve raccogliere informazioni sulla meta delle prossime vacanze. Si possono trovare centinaia di racconti di viaggio dettagliati e del tutto “genuini”, liberi da condizionamenti e figli unicamente della soggettività di chi li scrive. Se mi dovesse capitare di leggere recensioni estremamente negative su un determinato villaggio turistico o un agriturismo, sicuramente valuterei altre destinazioni.
Ma non si tratta solo di questo.
Secondo quanto è emerso da una ricerca effettuata da Kelly Services, azienda americana che opera in ambito risorse umane, quasi il 90% degli italiani considera la reputazione aziendale come fattore determinante per orientare una scelta importante (oggi più che mai) come quella di decidere se accettare una nuova proposta di lavoro oppure rimanere nella vecchia azienda.
Il complicatissimo momento che sta attraversando l’economia globale ha sicuramente attenuato l’impatto che, in condizioni di mercato “normali”, avrebbe avuto sulle aziende la web reputation, per quanto concerne la loro capacità di attirare o trattenere i migliori talenti, ovvero quelle figure in grado di garantire continuità di profitti e di trasmissione di valori aziendali. Oggi, con la penuria di offerte di lavoro che sta caratterizzando questo biennio, le aziende possono permettersi il lusso di andare a caccia di talenti in un mare magnum di cervelli in cerca di collocazione. Ma domani?
Ora come ora il settore della ricerca e selezione di personale vive ovviamente un periodo interlocutorio, sia pure in presenza di confortanti segnali di ripresa, come ci confermano importanti studi effettuati da prefessionisti del settore (EBC Consulting – Software per la gestione delle Risorse Umane e Hoel Consulting – Selezione personale e formazione per le Risorse Umane, per citarne un paio), ma provate a pensare quale scenario si potrà delineare prossimamente: ripresa dell’economia, incremento del volume d’affari, ampliamento degli organici, offerte di posti di lavoro. Il fattori discriminanti per chi dovrà valutare se lasciare il vecchio posto di lavoro per una nuova avventura non saranno più solamente l’aspetto economico e le aspirazioni professionali. Un peso sempre maggiore nella scelta lo avrò la reputazione aziendale, già oggi argomento accessibile a chiunque grazie a Internet e non più viziato dal non sempre attendibile “passaparola” di paese.
Questi sono i contesti in cui si dovrà muovere il Reputation Manager.
Una figura in grado di raccogliere informazioni, scandagliare la rete, intraprendere contromisure, adottare politiche di comunicazione per migliorare l’immagine o per cercare di recuperarla, nei casi peggiori.
Possiamo azzardare a dire che si tratta delle nuove frontiere del marketing. Non più una comunicazione unidirezionale (l’impresa che ha la presunzione di comunicare la cosa migliore in assoluto per il consumatore e di conseguenza pensare di condizionarne i comportamenti), bensì una quotidiana battaglia a suon di post, per conquistare, blogger dopo blogger, i favori del web.
E non bisogna pensare che questi concetti siano legati unicamente a realtà multinazionali o a global brand. Anche la microimpresa che, giustamente, si affaccia ad un mercato internazionale, o che semplicemente vuole promuovere i suoi prodotti/servizi sul web, deve tener conto di quanto può essere determinante l’opinione dei suoi clienti consumatori.
Lo stesso vale per il singolo individuo, che viene esaminato a fondo prima ancora di averlo conosciuto di persona. Secondo una recente indagine, negli U.S.A. il 70% delle nuove assunzioni è pesantemente influenzata dalla web reputation dei candidati. Come scrive Fabio, uno dei nostri esperti in materia, sul web rimane traccia di tutto.
Presto anche in Italia la reputazione che ci siamo costruiti (o cmq si spera almeno non rovinati) su Internet avrà il suo peso.
Un commento al vetriolo sul nostro capo postato su Facebook (…e magari il nostro capo se lo merita pure un simile commento) rischia di crearci una reputazione da piantagrane…
Quindi…niente di nuovo sotto il sole, almeno per le aziende. O quasi. La centralità del cliente è stato il leitmotiv degli anni ‘80 e continua ad esserlo tutt’oggi. Tutto deve ruotare attorno alla ricerca della sua soddisfazione. Prodotto/servizio soddisfacente equivale a commenti positivi sul web. Questo vale in linea di principio, ma con una variabile in più: ora è anche necessario controllare continuamente che qualcuno non parli male di noi nonostante i nostri buoni prodotti/servizi.
Tutto di nuovo invece per i privati che non pensavano, fino a ieri, di avere un’immagine pubblica. Un po’ alla volta tutti ce la stiamo costruendo, volenti o nolenti. Vediamo di farlo bene. Oppure chiediamo aiuto ad un Reputation Manager. Il nostro personal trainer per il web.
Global Reputation Pulse 2009
Il web giudica le aziende attraverso la loro reputazione online
La ricerca condotta annualmente dal Reputation Institute di New York, la maggior agenzia di reputazione aziendale del mondo, ha premiato l’italiana Ferrero come marchio con la miglior reputazione al mondo nel 2009.
E’ importante sapere comunque che la classifica della reputazione è piuttosto diversa dalle solite classifiche che considerano essenzialmente i volumi di fatturato: ad esempio, esaminando il settore del food & beverage, solo la Kraft Food è presente nella top ten del reputation ranking.
In lizza c’erano le maggiori 600 compagnie del mondo, sul podio Ikea e Johnson & Johnson, rispettivamente al secondo e terzo posto.
Le aziende vengono valutate in base a fattori quali la stima, la fiducia, l’ammirazione e il rispetto, oltre che aspetti in questo caso secondari, quali la governance, l’innovazione, e la qualità.
Ferrero ha raggiunto un valore dell’indice del Reputation Institute pari a 85,17 su un totale di 100; molto staccate ma comunque presenti Pirelli (90.mo posto), ENI (117.mo posto) e Coop (120.mo posto)
In questo contesto, ovviamente penalizzate le banche, principali responsabili della crisi che colpito l’intera economia mondiale.
Molto male anche i produttori di tabacco, mentre in rapida ascesa si trovano diverse società cinesi.
A livello di Nazioni, i paesi più presenti sono Francia e Germania (più di 30 aziende in classifica).
E quest’anno, chi vincerà?
Pay per view, pay per clic e…pay per post?
Pay per view, pay per clic e…pay per post?
Sarà sicuramente capitato anche a voi: visitate un blog e leggete commenti che sembrano spudoratamente fasulli.
Ebbene…avete ragione!
Si tratta di una strategia di marketing sicuramente poco ortodossa ed eticamente discutibile.
E’ il pay per post, ovvero si “comprano” commenti positivi relativi ad un’azienda o ad un prodotto.
I rischi però (ci sentiamo di aggiungere “fortunatamente”) sono elevati.
Infatti, se è vero che una serie di post volti a premiare un determinato marchio possono sicuramente premiare la “web reputation” agli occhi di alcuni lettori nella blogosfera, è altrettanto vero che il rischio di denuncia di questo comportamento scorretto provocherebbe un crollo vertiginoso della reputazione aziendale.
Ricordate con quale velocità si è diffuso il video dei buontemponi di Domino’s Pizza?
Il web possiede una mostruosa capacità di propagazione delle notizie, e tanto più sono curiose o “gravi” tanto più “l’epidemia” informativa viaggia velocemente.
Come sempre, l’onestà paga, molto più che cercare scorciatoie comprando i favori di qualche blogger.
Anche se i risultati arriveranno più lentamente, meglio immergersi nella rete in modo chiaro e corretto.
Le 9 + 1 regole per proteggere la vostra brand reputation
Come difendervi dai Brand attack
La web reputation è un concetto ancora molto nuovo, ma questo non deve servire da scusa per commettere gravi errori di sottovalutazione. Prima di riuscire a recuperare terreno contro un brand attack on line, dovete essere consapevoli che il vostro marchio può effettivamente essere attaccato, a prescindere da quanto possa sembrare inattaccabile. Uno dei casi più eclatanti è sicuramente quello della Dell (colosso dell’informatica) che si è trovata impreparata davanti all’attacco famoso come “Dell Hell”.
Queste 10 regole (anzi: 9 +1) dovrebbero offrire un’idea di approccio al problema delle minacce on line alla vostra reputazione.
1. Umilta’
Che l’attacco abbia o meno fondamento, la prima cosa che dovete fare è ingoiare un po’ di orgoglio. Per quanto possiate pensare che il vostro marchio sia superiore a tutte queste “sciocchezze”, i vostri clienti non la pensano come voi e più a lungo eviterete di affrontare il problema con un po’ di umiltà, peggio sarà.
2. Ascolto
Una volta i consumatori insoddisfatti scrivevano alle aziende, e questo permetteva di tenerli sotto controllo. Ora non lo fanno più, ma questo non significa affatto che siano tutti soddisfatti e zitti. Anzi! Si stanno esprimendo più che mai, solo attraverso canali differenti, on line. I marchi più attivi stanno attenti a quel che si dice di loro on line. Dunque: ascoltate! Non ci si può difendere da cose di cui non si è a conoscenza.
Il “fattore Roman Polanski” nella web reputation
Il “fattore Roman Polanski” nella web reputation
Talvolta, quando cerco di spiegare cosa facciamo ai non addetti ai lavori, capita di sentirmi dire che noi siamo quelli che “cancellano le tracce” un po’ come il signor Wolf di Pulp Fiction.
In realtà la cosa non è esatta.
Non è possibile eliminare un fatto così come non è possibile impedire ad un giornale on line di pubblicare un articolo nel quale si segnala che una persona ha commesso un crimine grave o lieve o è stato coinvolto in uno scandalo.
Non voglio entrare in questioni di etica dell’informazione, si uscirebbe fuori strada.
Da studioso del fenomeno internet non posso che mettere in evidenza la grande rivoluzione che ha portato internet nelle nostre vite.
Fino a ieri, se una persona finiva sul giornale o sui telegiornali, la sua popolarità, positiva o negativa durava lo spazio di qualche giorno (a seconda del fatto ovviamente) poi, il giornale diventava lettiera per i canarini, o packaging per il fruttivendolo e il telegiornale passava ad altre notizie. Le persone potevano costruirsi una nuova vita.
Con il Web non è più cosi.
Professione Reputazione Web
Professione Reputazione Web
Adesso sembra che questo tipo di servizio sia destinato alle star o alle persone che hanno una visibilità pubblica da difendere ma l’importanza di avere una buona visibilità e reputazione sul web diventerà uno dei punti fermi dei prossimi anni.
Facciamo un esempio: state cercando un nuovo lavoro, dopo tanti anni avete deciso di cambiare. Dopo alcuni tentativi, finalmente avete trovato l’azienda giusta; il responsabile della selezione prima di incontrarvi digita sul motore di ricerca il vostro nome e… bingo! In prima pagina si trova la vostra pagina principale di Facebook con le vostre foto all’Oktoberfest mentre cercate di capire dove si trova il bagno. Oppure si trova il vostro commento su un blog nel quale esprimete il vostro “autorevole giudizio” sull’immigrazione degli extra comunitari in Italia.
Come correggere gli errori, i ripensamenti o qualche giudizio dato da altri a vostra insaputa?
Che voi siate una rockstar, un politico o un impiegato stanco del suo attuale lavoro lo staff di Reputazione Web è al vostro fianco per valorizzare la vostra posizione sul web per avere una visibilità ottima sulle prime pagine dei motori di ricerca.
Come usare LinkedIn per migliorare la propria visibilità
Migliorare la propria visibilità con LinkedIn
LinkedIn è diventato uno strumento indispensabile per rendersi visibili nella propria comunità professionale. oltre 65 milioni di profili sono presenti e di questi oltre 5 milioni sono profili italiani.
Le motivazioni che portano un imprenditore, un manager o un professionista a rendersi visibili sono tante ma la cosa fondamentale è che questa visibiltà ostetata non si trasformi in un boomerang o al più in un lavoro inutile.
La documentazione disponibile sull’argomento è tanta e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Con questo post iniziamo un percorso di formazione per chi. con il proprio profilo su LinkedIn, desidera costruire nel tempo una immagine professionale e una reputazione solida fatta di competenza e di risultati ottenuti.
Questo primo articolo non esaurisce di certo l’argomento, è un primo stimolo per chi è già su LinkedIn nel migliorare sempre la propria posizione.
USARE LINKEDIN PER MIGLIORARE LA VISIBILITA E REPUTAZIONE

